Milleduecento euro. È la cifra che c’era in fondo al mio primo preventivo serio, quello per lo shooting di una piccola linea di gioielli. Me la ricordo perché per due giorni ho pensato di essere diventata ricca, e perché alla fine di quel lavoro, conti alla mano, mi erano rimasti trecentottanta euro.
Quando qualcuno cerca quanto guadagna un fotografo trova medie nazionali che non spiegano niente, perché la maggior parte di noi non ha uno stipendio: ha dei preventivi. Quindi invece di darti un’altra media, ti smonto quel preventivo riga per riga. È l’esercizio che avrei voluto vedere prima di iniziare.
Il lavoro, in due righe
Una linea di gioielli artigianali, sedici pezzi, un catalogo per il sito e qualche immagine per i social. Una giornata di scatto in studio affittato, trenta immagini finite consegnate, diritti d’uso per un anno sui canali digitali.
Preventivo accettato: 1.200 euro più IVA. Sembra un buon lavoro. Vediamo.
Il preventivo, riga per riga
Le giornate vere sono tre, non una. Il giorno di scatto è quello che il cliente vede. Prima c’è mezza giornata di preparazione, cioè riferimenti, prove di luce, lista degli scatti, e c’è il ritiro dei prodotti. Dopo ci sono un giorno e mezzo di selezione e ritocco, perché sedici gioielli con riflessi significa lavorare a lungo su ogni immagine.
Le spese vive erano 310 euro. Affitto dello studio con banco per lo still life, 180. Noleggio di un obiettivo macro che non avevo, 60. Trasferta e parcheggio, 40. Un fondale e piccole attrezzature di scena, 30.
Le tasse e i contributi sono la parte che i principianti dimenticano. Con il regime forfettario che usavo, tra imposta sostitutiva e contributi previdenziali se ne andava circa il venticinque per cento dell’imponibile. Su 1.200 euro sono 300 euro che non sono mai stati miei, anche se sono passati dal mio conto.
E poi c’è l’attrezzatura, che si consuma. Un corpo macchina, due ottiche, luci, computer, dischi. Se distribuisci quel costo sui lavori dell’anno, ogni giornata di scatto se ne porta via qualche decina di euro. Nel mio conto ho messo 60 euro.
Totale delle uscite: 310 di spese vive, 300 tra imposte e contributi, 60 di ammortamento. Restano 530 euro per tre giornate di lavoro effettivo, cioè meno di 180 euro al giorno lordi di tutto il resto. Togli il tempo passato a fare il preventivo, le mail, la consegna dei file e il giro di modifiche non previsto, e sei sotto quello che prende un assistente sul set di qualcun altro.
Quei trecentottanta euro di cui parlavo all’inizio sono quello che è rimasto davvero, perché avevo dimenticato una voce, e adesso ci arrivo.
L’errore che ho fatto, e che quasi tutti fanno
Avevo scritto “post-produzione inclusa” senza specificare quante revisioni. Il cliente ne ha chieste quattro, di cui due che ribaltavano scelte già approvate. Sono altre sei ore di lavoro non pagate, e sono la differenza tra 530 e 380.
Da allora ogni mio preventivo ha una riga sola in più: due giri di modifiche inclusi, i successivi a tariffa oraria. Non ho mai perso un cliente per questa riga, e ho smesso di lavorare gratis nei fine settimana.
Il dato nazionale, per completezza
Qualche numero di riferimento serve comunque. A fine luglio 2026 Jooble indicava per l’Italia una media di circa 28.500 euro lordi l’anno per il fotografo, calcolata su 8.735 stipendi rilevati. Il campione è grande, quindi il dato regge: parliamo di circa 2.375 euro lordi al mese per chi è assunto.
Due avvertenze. La prima: quella cifra riguarda il lavoro dipendente, che nella fotografia italiana è una minoranza. La seconda: lo stesso portale pubblica classifiche per singolo comune con medie da 50.000 euro in paesi di poche migliaia di abitanti. Non sono mercati, sono due annunci finiti nello stesso posto. Guarda il dato nazionale e ignora il resto.
Lo stesso lavoro, preventivato bene
Due anni dopo ho rifatto un lavoro quasi identico per un altro brand. Stessa quantità di pezzi, stessa consegna. Preventivo: 2.600 euro.
Cosa era cambiato, in ordine di importanza.
Ho separato le voci. Giornata di scatto, post-produzione a immagine, diritti d’uso, spese vive ribaltate al cliente. Quando le voci sono separate il cliente capisce cosa compra, e smette di percepire il totale come un capriccio.
Ho messo i diritti d’uso in fattura. Un anno sui canali digitali costa una cifra, l’uso illimitato e per la stampa ne costa un’altra. È la voce che i principianti regalano e che i professionisti fatturano, ed è quasi sempre la differenza tra un lavoro povero e uno buono.
Ho ribaltato le spese. Studio, noleggi e trasferte non escono più dal mio compenso: sono a carico del cliente, con giustificativo.
Ho limitato le revisioni. Due giri, poi si conta.
Avevo un portfolio specializzato. Questa è la parte che non si scrive in un preventivo ma decide tutto: quando il cliente vede che fai esattamente quel tipo di immagine, la trattativa sul prezzo si accorcia.
Sullo stesso lavoro, alla fine, sono rimasti circa 1.450 euro invece di 380. Non scattavo meglio di due anni prima. Vendevo meglio.
Quante giornate servono per vivere
Questo è il conto che consiglio di fare prima di lasciare un altro lavoro, e si fa al contrario.
Parti dalle tue spese di vita mensili, mettici i costi fissi dell’attività, cioè commercialista, assicurazione, software, sito, telefono, e aggiungi un accantonamento per l’attrezzatura. Metti che ti servano 1.800 euro netti al mese per stare tranquilla e che i costi fissi siano 300. Con circa il trenta per cento tra tasse, contributi e spese non ribaltabili, ti servono all’incirca 3.000 euro di fatturato al mese.
Se la tua giornata piena vale 500 euro, sono sei giornate fatturate al mese. Sembra facile finché non scopri che le giornate fatturabili non sono venti: tra preventivi, mail, ricerca clienti, sopralluoghi e amministrazione, chi lavora bene ne fattura tra otto e dodici. Sei su dieci è un margine stretto ma sostenibile. Sei su sei sarebbe un’illusione.
È per questo che la domanda giusta non è quanto prendi a giornata, ma quante giornate riesci a vendere ogni mese, e a quanto.
I settori non pagano allo stesso modo
- Pubblicità e still life: i budget più alti, tempi stretti, molte figure coinvolte. È dove si guadagna di più e dove le revisioni vanno regolate per iscritto.
- Moda ed editoriale: prestigio alto e compensi molto variabili. Ottimo per il nome, pessimo per pagare l’affitto nei primi anni.
- Matrimoni ed eventi: il reddito più prevedibile, con pacchetti che valgono quanto dieci lavori piccoli, ma stagionalità pesante.
- Ritratto e aziendale: continuo, poco visibile, perfetto per coprire i mesi vuoti.
- Reportage: il più difficile da monetizzare in Italia oggi, quasi sempre affiancato ad altro.
Chi guadagna bene di solito tiene insieme due settori: uno che paga le spese fisse e uno che costruisce il nome.
Le cinque voci che i principianti dimenticano
- Il tempo di post-produzione, contato in ore reali e non a sensazione.
- I diritti di utilizzo, distinti per durata, mezzo e territorio.
- Il numero di revisioni incluse.
- Le spese vive, ribaltate e documentate.
- I tempi di pagamento, scritti nel preventivo insieme a un acconto, perché a trenta giorni si arriva sempre, a novanta si muore.
Il foglio che tengo aperto
Da quattro anni ho un foglio di calcolo dove segno, per ogni lavoro, il compenso e le ore reali, incluse quelle di mail e di consegna. Alla fine dell’anno divido e ottengo il mio guadagno orario vero, che è sempre più basso di quello che credevo e sempre più alto dell’anno prima.
Se stai valutando questo mestiere, non partire dalle medie nazionali. Prendi il tuo ultimo lavoro, anche piccolo, e smontalo come ho fatto io qui sopra. Il numero che esce da quel foglio è l’unica risposta onesta alla domanda su quanto guadagna un fotografo, perché è la tua.
Se invece vuoi capire come si costruisce il mestiere prima ancora dei preventivi, sul blog c’è la guida su come diventare fotografo per la pubblicità, e i percorsi sono nella pagina del dipartimento Fotografia e nel corso annuale di Fotografia. Se vuoi vedere un set attrezzato dal vivo, si fa a un Open Day.
Chiara V. è un’ex studentessa del percorso di Fotografia di DAM Academy e lavora come fotografa freelance.