“Senti, quanto mi costa un video?”
È la prima frase di nove telefonate su dieci, e per due anni ho risposto con un numero. Sbagliato, sempre: troppo alto per chi voleva un reel da trenta secondi, troppo basso per chi voleva uno spot. Oggi rispondo con una domanda, e ti spiego perché.
Se stai cercando quanto guadagna un videomaker, la risposta non è una cifra: è un listino. Questo è il mio, ricostruito con le fasce che vedo in giro tra colleghi che lavorano nel centro Italia, con dentro cosa comprende ogni voce.
Perché non esiste un prezzo unico
Con la stessa camera e le stesse ore puoi produrre cose che valgono dieci volte l’una dall’altra. Quello che cambia il prezzo non è la difficoltà tecnica, sono tre cose: quanto vale per il cliente, quante persone servono, e quanto rischio ti prendi sul risultato.
Un video di presentazione per un ristorante vale poche centinaia di euro perché il ristorante ne ricava poco e chiunque potrebbe girarlo. Lo stesso identico video per una campagna nazionale vale dieci volte tanto, perché se sbagli il danno è enorme e il cliente sta comprando anche la certezza che non succeda.
Il listino, per tipo di lavoro
| Tipo di lavoro | Cosa comprende | Giornate | Fascia |
|---|---|---|---|
| Video social breve | mezza giornata di riprese, montaggio verticale, sottotitoli | 1 | 250-600 € |
| Intervista aziendale | una postazione, audio, montaggio con inserti | 1,5 | 500-1.200 € |
| Video corporate | sopralluogo, riprese in sede, interviste, montaggio, color, musica in licenza | 3-5 | 1.500-4.000 € |
| Copertura evento | riprese multiple, consegna rapida, versione lunga e corta | 2 | 700-1.800 € |
| Videoclip musicale | pre-produzione, troupe minima, riprese, montaggio, color | 4-6 | 1.500-5.000 € |
| Spot pubblicitario | troupe, location, casting, post completa | 6+ | da 5.000 € |
| Matrimonio | giornata intera, secondo operatore, montaggio lungo e trailer | 3-4 | 1.200-3.000 € |
Le fasce sono larghe apposta. Il punto in cui cadi dentro la fascia dipende da chi è il cliente, da quanto è definito il progetto e da quanta post-produzione c’è dopo.
Cosa c’è dentro una giornata
Il cliente compra un giorno di riprese e pensa di comprare otto ore. In realtà una giornata di ripresa ne consuma dodici e ne genera altre a valle.
Un’ora e mezza di preparazione dell’attrezzatura e viaggio. Un’ora di allestimento sul posto. Sei o sette ore di lavoro effettivo, spesso senza pausa vera. Un’ora di smontaggio e ritorno. La sera, un’ora per scaricare e mettere in sicurezza il materiale su due dischi, che è la cosa più noiosa e l’unica che se salti ti costa il lavoro intero.
Quando fai un preventivo, quelle ore invisibili le stai già regalando se non le conti. Non serve scriverle in fattura, serve che siano dentro il numero.
Il montaggio è dove si perde il margine
Questa è la lezione che mi è costata di più. Le riprese hanno una durata definita, il montaggio no.
Un video corporate da tre minuti richiede tra dieci e venti ore di montaggio, a seconda di quanto materiale hai girato e di quanto è chiaro il messaggio. Se il cliente non ha una scaletta approvata prima, quelle ore raddoppiano, perché monterai due o tre versioni concettualmente diverse prima di capire cosa voleva.
Due regole che uso da allora. Prima: la scaletta si approva per iscritto prima di montare. Seconda: due giri di modifiche inclusi, i successivi a tariffa oraria dichiarata nel preventivo. Nessun cliente serio ha mai obiettato, e i clienti che obiettano sono esattamente quelli che ti farebbero fare otto revisioni.
Le voci da scrivere sempre nel preventivo
- Numero di revisioni incluse e costo di quelle successive.
- Musica, e chi paga la licenza. Un brano da libreria costa poco, ma va messo.
- Trasferte e vitto, se il lavoro è fuori città.
- Consegna: quanti formati, quali rapporti d’aspetto, con o senza sottotitoli.
- Diritti di utilizzo: per quanto tempo e su quali canali il cliente può usare il video.
- Tempi di pagamento e acconto, che per i lavori sopra i mille euro chiedo sempre.
Queste sei righe valgono più di qualsiasi trattativa sul prezzo, perché eliminano il novanta per cento delle discussioni che poi ti mangiano il margine.
Il dato nazionale, per chi è assunto
Se invece la strada è il lavoro dipendente, a fine luglio 2026 Jooble indicava per l’Italia una media di circa 23.850 euro lordi l’anno per il videomaker, su 984 stipendi rilevati. Il campione è piccolo, quindi va preso come ordine di grandezza. Fa poco meno di 2.000 euro lordi al mese.
È un numero che descrive solo una fetta del mestiere, perché la maggior parte dei videomaker italiani lavora a partita IVA. Vale però come pavimento di riferimento: se il tuo anno da freelance ti lascia meno di quella cifra al netto delle spese, stai lavorando in perdita rispetto a un’assunzione.
Le tre strade, con economie diverse
Casa di produzione, da dipendente. Stipendio fisso, attrezzatura non tua, e soprattutto stai dentro lavori più grandi di quelli che potresti prendere da solo. È la strada che consiglio per i primi due anni, perché impari i tempi veri delle produzioni.
Interno in azienda, nel reparto comunicazione. Ritmi umani, cifra intorno alla media nazionale, portfolio meno vario. Sta crescendo molto, perché ogni azienda produce video ogni settimana.
Freelance. Soffitto alto e pavimento basso. Qui il reddito dipende più dalla capacità di vendere e di organizzarsi che dalla bravura tecnica, ed è la cosa che nessuno ti dice a scuola.
Come si alza il listino, negli anni
Ho alzato le tariffe tre volte, e ogni volta è stato per un motivo diverso da “sono migliorato”.
La prima quando ho iniziato a consegnare finito: file pronti per la pubblicazione, sottotitoli inclusi, formati multipli. Ho tolto un problema al cliente e l’ho fatto pagare.
La seconda quando ho imparato l’audio. Sembra un dettaglio e invece è la cosa che il cliente percepisce per prima quando manca. Un microfono giusto e mezz’ora di pulizia in post valgono più di un obiettivo nuovo.
La terza quando ho smesso di vendere video e ho iniziato a chiedere a cosa serve. Un video che porta contatti o che riduce le domande al servizio clienti ha un valore misurabile, e su quel valore si tratta un prezzo diverso.
Le domande che mi fanno i clienti
Perché costa così? Perché stai comprando tre giornate, non una. Le altre due sono preparazione e montaggio.
Posso avere anche il girato? Sì, ma è una voce a parte: il materiale grezzo è un archivio, e se lo consegno non posso più controllare come viene usato.
Quanto ci vuole? Dalla consegna del materiale, in genere una settimana per un lavoro corporate. Se serve prima, si può, ed è una maggiorazione.
Possiamo usarlo anche per la televisione? Cambia i diritti e cambia il prezzo, va detto prima delle riprese e non dopo.
Facciamo un prezzo di prova per il primo lavoro? Non più. Ho scoperto che chi tratta all’inizio tratta anche dopo, e che i clienti buoni non chiedono sconti, chiedono garanzie.
Come rispondo oggi
Alla domanda “quanto mi costa un video” rispondo con tre domande mie: dove verrà pubblicato, per quanto tempo lo userete, e cosa deve far succedere. Con quelle tre risposte il preventivo si scrive in dieci minuti, ed è quasi sempre più alto di quello che avrei sparato al telefono.
Se vuoi capire il mestiere prima dei prezzi, sul blog trovi chi è il videomaker e cosa fa e, sul montaggio, come diventare montatore video. Il percorso strutturato è il corso Videomaker dentro il dipartimento Cinema, e per vedere come si lavora su una produzione vera c’è l’Open Day.
Andrea L. è un ex studente del percorso di Cinema di DAM Academy e lavora come videomaker freelance.