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Come diventare VFX artist

Come diventare VFX artist: cosa fa davvero, i ruoli dentro un reparto effetti visivi, i software che contano e quanto si guadagna in Italia. Il racconto di un ex studente che oggi lavora come compositor.

Luca M. · 10 settembre 2026 · #come diventare vfx artist #VFX #effetti visivi

Il mio primo lavoro pagato nei VFX è stato cancellare un microfono che entrava in inquadratura. Undici secondi di girato, un pomeriggio intero di lavoro. Non è la risposta che si aspetta chi mi chiede come diventare VFX artist, ma è esattamente da lì che si comincia.

Oggi faccio il compositor e passo le giornate a far sembrare vere cose che non esistono. Provo a raccontarti il quadro intero, con l’onestà che a me è mancata quando cercavo informazioni: cosa fa davvero un VFX artist, quali ruoli esistono, i software che contano, quanto si guadagna in Italia e dove si impara.

Chi è il VFX artist e cosa fa

Il VFX artist crea immagini digitali e le integra nelle riprese reali, in modo che lo spettatore non veda la giunzione. Ambienti che non esistono, creature, esplosioni, cavi e microfoni cancellati, set che continuano oltre il muro dello studio. Quando il lavoro è fatto bene nessuno se ne accorge: è la parte più ingrata e più bella del mestiere.

Una confusione che sento ancora spesso: i VFX (visual effects) sono digitali, gli SFX (special effects) sono fisici e succedono sul set, come pioggia, fumo, protesi ed esplosioni vere. Nella pratica i due reparti lavorano insieme, e la parte digitale entra molto prima delle riprese, quando si decide cosa girare e come.

Ultima cosa che a me nessuno aveva detto: il grosso del lavoro non è nei film. Pubblicità, serie, videoclip, cinematic dei videogiochi e virtual production sono i settori dove lavoriamo quasi tutti.

Dentro i VFX non c’è un mestiere solo

Quando ho iniziato pensavo che “VFX artist” fosse un ruolo. Non lo è: è una famiglia di ruoli, e scegliere il proprio è già metà del percorso.

  • Compositor. Assembla i livelli, fa il keying del green screen, integra il 3D nel girato, lavora su luce e grana perché tutto sembri una sola immagine. È il ruolo con più richiesta in Italia, ed è quello che ho scelto io. Ne abbiamo parlato anche in chi è il VFX compositor e cosa fa.
  • 3D artist. Modellazione, texture, lighting, rendering. Costruisce gli oggetti e gli ambienti che poi qualcun altro integrerà.
  • FX artist. Simulazioni: fuoco, fumo, acqua, distruzioni, particellari. È la specializzazione più tecnica, ed è anche la più pagata.
  • Matchmove, tracking e rotoscopia. Ricostruire il movimento della camera, ritagliare gli elementi. Non è glamour, ed è la porta d’ingresso classica negli studi: io sono entrato da lì.
  • Generalist. Nelle produzioni piccole una persona fa un po’ tutto. In Italia, dove il mercato è fatto soprattutto di pubblicità, è un profilo prezioso.
  • Real-time artist. Chi lavora in Unreal Engine per virtual production, LED wall e contenuti interattivi. È il profilo che sta crescendo più in fretta, e qualche esempio lo trovi in cosa si può fare con Unreal Engine.

I software che contano davvero

Nuke è lo standard del compositing negli studi, After Effects regge la pubblicità e i lavori rapidi. Per il 3D si passa da Maya o Blender, per le simulazioni da Houdini, per il real-time da Unreal Engine. Il colore si chiude in DaVinci Resolve.

Il consiglio che darei a me stesso di qualche anno fa: meglio uno strumento conosciuto a fondo che cinque installati. Ai colloqui non mi hanno mai chiesto quanti software conoscessi, mi hanno chiesto come avrei risolto uno shot.

Il percorso, passo per passo

  1. Impara l’immagine prima del software. Luce, prospettiva, ottiche, movimento di camera. Nove compositing sbagliati su dieci sono un problema di luce, non di programma.
  2. Scegli una specializzazione. Compositing, 3D, FX o real-time: prova tutto per qualche mese, poi scava in una direzione sola.
  3. Lavora su riprese vere. I tutorial ti danno il pulsante, non il problema. Gira materiale tuo, storto e imperfetto: è lì che impari a risolvere quello che succede davvero.
  4. Entra dalla porta di servizio. Rotoscopia, paint, matchmove, junior compositor. Nessuno comincia firmando la sequenza dell’esplosione, e va benissimo così.
  5. Costruisci uno showreel. È il tuo vero curriculum, e vale più di qualsiasi titolo.

Tre giorni prima della consegna

Sono le due del mattino, la sequenza è in render e tu guardi lo stesso shot per la quarantesima volta, perché c’è un bordo che non ti convince. Nessuno, al cinema, noterà mai quel bordo. Ma tu sì, e il supervisor pure. Questo lavoro è fatto di dettagli che il pubblico non vedrà mai, e di persone abbastanza ostinate da sistemarli lo stesso.

Quanto guadagna un VFX artist in Italia

Qui serve onestà, perché i numeri che si trovano online sono spesso inservibili. Un portale come Jooble indicava a fine luglio 2026 uno stipendio medio di circa 58.200 euro l’anno per VFX artist in Italia, ma calcolato su appena 24 stipendi rilevati, con dentro offerte remote e straniere. Sullo stesso portale il game designer si ferma a circa 36.174 euro su 173 stipendi, un campione sette volte più grande. Quando il numero è alto e il campione è piccolo, quel numero non descrive il mercato: descrive il campione.

Le forchette che ho visto io, tra il mio percorso e quello di chi ha studiato con me, sono più prosaiche. Prendile come ordini di grandezza, non come medie ufficiali:

  • Junior, primo o secondo anno, spesso tra 1.100 e 1.500 euro netti al mese, a volte con contratti a progetto. Il mio primo contratto stava nella parte bassa di questa fascia.
  • Mid level, con qualche anno e uno showreel solido, indicativamente 30.000 - 40.000 euro lordi l’anno.
  • Senior, lead e supervisor, o chi lavora per studi esteri a Londra, Vancouver o Montréal, sta sopra queste cifre, in alcuni casi molto sopra.

Quello che sposta la cifra non è il titolo di studio: è la specializzazione (le simulazioni pagano più della rotoscopia), la qualità del reel, l’inglese e la disponibilità a spostarsi. In freelance si ragiona a giornata, e i primi anni la tariffa la fa il portfolio.

VFX e game: due mondi che stanno diventando uno

Quando ho iniziato erano industrie separate. Oggi lo stesso motore real-time che muove un videogioco genera gli sfondi dei LED wall sui set, i previsualizzati e le cinematic. Chi sa modellare, illuminare e comporre lavora indifferentemente su un film, su un gioco o su un’esperienza interattiva, e nel mio studio succede ogni settimana.

È il motivo per cui alla DAM questi due mondi non stanno in due corsi diversi. Il triennale in VFX, Game & Interactive Design mette insieme game design, animazione 3D, compositing, sound design e sistemi interattivi in un percorso solo, dentro il dipartimento Game & Interactive Design.

Dove si impara

Da autodidatta ci ho provato, e si arriva a un certo punto. Poi servono tre cose che da soli mancano: hardware e software professionali, qualcuno che ti corregga il lavoro prima che lo faccia un cliente, e l’abitudine a lavorare in pipeline con altre persone, che negli studi è la competenza più richiesta subito dopo la tecnica.

Il percorso DAM è un diploma accademico di primo livello da 180 crediti, con circa il 70 per cento di pratica: Maya e Unreal Engine, compositing, modellazione, progetti di squadra con chi studia cinema e fotografia. La cosa che mi è servita di più, col senno di poi, è stata proprio consegnare lavori in gruppo con scadenze vere. Se invece cerchi qualcosa di più corto e mirato esiste anche il corso di Digital Compositor, e per un confronto tra le strade possibili c’è studiare VFX: quali percorsi formativi intraprendere.

Lo showreel è il tuo curriculum

Chi seleziona guarda i primi dieci secondi, spesso senza audio. Tieni il reel tra 60 e 90 secondi, metti il pezzo migliore all’inizio, aggiungi un breakdown che mostri i passaggi e scrivi con precisione cosa hai fatto tu in ogni shot. Un reel corto e onesto batte sempre un reel lungo e generico: il mio primo reel durava tre minuti ed era il motivo per cui non mi rispondevano.

Le domande che mi fanno più spesso

Serve saper programmare? Per il compositing no. Per FX e real-time un po’ di scripting in Python o di logica visuale aiuta parecchio.

Serve una laurea per lavorare nei VFX? Formalmente no, conta il reel. Un percorso strutturato però ti dà attrezzatura, metodo, pipeline e contatti, che da solo impieghi anni a costruire.

Meglio VFX o game design? Le basi coincidono per i primi due anni. Scegli guardando il prodotto finale che ti interessa: un’immagine che racconta o un sistema con cui si gioca.

Quanto tempo ci vuole? Per le basi un anno di lavoro serio. Per essere assumibili, di solito due o tre, con un portfolio costruito lungo il percorso.

Si può lavorare da remoto? Su roto, paint e compositing sempre di più. I primi due anni però stare in studio insegna il doppio, perché guardi lavorare gli altri.

Da dove parti oggi

Se questo mestiere ti chiama, fai una cosa sola: prendi dieci secondi di video girati da te e prova a metterci dentro un elemento che non c’era. Poi falli vedere a qualcuno che ne sa più di te e chiedigli dove si vede il trucco. Quella risposta è la tua prima lezione di VFX.

E se vuoi capire dal vivo com’è un’aula con le macchine e i software di cui ho parlato, il modo più rapido è passare a un Open Day.

Luca M. è un ex studente del percorso di Game & Interactive Design di DAM Academy e lavora come compositor.

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