MAPS 3.0 è un magazine che, come spiega la pagina di presentazione, “esplora la mappatura come viaggio urbano e interiore, usando il writing come filo conduttore”. I graffiti vengono letti come segni di identità: lasciare una tag significa sovrapporre la propria mappa personale allo spazio pubblico.
Le sette tavole pubblicate lavorano su un registro scuro. Fotografie in bianco e nero o desaturate (due piedi nel piatto di una doccia, un coltello sospeso, un letto sfatto, una finestra) si alternano a parole scritte a mano con il tratto del writing: “Legames”, “Mancanza”, “Lies”, un nome proprio tracciato come una tag su un tessuto grigio. Tra i pochi accenti di colore ci sono il rosso di una felpa e una texture rossa e nera, quasi pittorica, oltre a un ritratto su fondo nero con parrucca bianca e cristalli sul collo.
L’impaginazione alterna pagine piene, dove l’immagine occupa tutto il formato, e pagine con molto nero e poco testo. È un lavoro collettivo, attribuito a DAM Academy.