Valentina Pece organizza il suo portfolio come quello di Gianni Soto, per strumento, ma con un tono diverso: pagine bianche, blocchi di colore sovrapposti (rosa, blu, arancio, grigio antracite) e un maiuscolo spaziato per i titoli di sezione.
La sezione InDesign raccoglie una brochure per un hotel termale, un catalogo delle palette del film Her di Spike Jonze, la riproduzione di un articolo di una rivista femminile, un pieghevole natalizio per un marchio di cosmetici e un flyer ispirato a un brand di moda. In Illustrator ci sono due personaggi disegnati, un logo personale con la lettera V, alcuni mockup di identità di marca e l’identità di FU-USION, un ristorante di cucina fusion giapponese.
Photoshop è la parte più didattica, e le didascalie spiegano ogni tecnica: scontorno, timbro clone, prospettiva (una stanza con un cubo rosa) e compositing, con un cubo di Rubik, una casa moderna di giorno e al tramonto e un bosco attraversato da un anello al neon. Chiude “Mythos”, un progetto di gruppo che mescola mitologia e tecnologia in un libro fotografico dal fondo scuro, con le figure di Afrodite e Bastet.
Le tavole sono 25.