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Digital marketing: cos'è, cosa studiare e come diventare digital marketing specialist

Cos'è il digital marketing, le sue aree, i lavori, cosa studiare e in che ordine, come scegliere un corso: la guida di un digital marketing specialist.

Federico A. · 20 ottobre 2026 · #digital marketing #cos'è il digital marketing #corso digital marketing

Quando dico che lavoro nel digital marketing, la domanda che segue è quasi sempre la stessa: “Quindi fai i post su Instagram?”. A volte sì. Ma è una parte piccola, e di sicuro non quella su cui passo più ore.

Lavoro da tre anni come digital marketing specialist in un’azienda di arredamento, dopo un corso di digital marketing a Roma e un primo anno in agenzia. Qui provo a spiegare cos’è questo lavoro visto da dentro, che strade ci sono, cosa studiare e in che ordine. È la guida che avrei voluto leggere prima di cominciare.

Cos’è il digital marketing, in pratica

Il digital marketing è l’insieme delle attività con cui un’azienda si fa trovare, si fa scegliere e si fa ricomprare usando i canali digitali: motori di ricerca, social network, email, siti, pubblicità online. Detta così sembra una definizione da manuale. In pratica, nella mia giornata, vuol dire rispondere a tre domande.

Chi ci cerca, e dove? Una persona che vuole un divano non comincia da Instagram. Comincia da Google, scrivendo “divano angolare sfoderabile” o “divano per soggiorno piccolo”. Se il sito non compare lì, quella persona compra da un altro.

Cosa gli diciamo quando ci trova? La pagina, l’annuncio, il post, la mail. Il contenuto deve rispondere a quello che la persona cercava, non a quello che l’azienda vuole dire.

Funziona? Ogni azione si misura. Quante visite, da dove, quante richieste di preventivo, quanto è costato ogni contatto. Senza questa parte è solo comunicazione, ed è la differenza più grande rispetto al marketing di una volta.

Le aree del digital marketing

Nessuno le fa tutte allo stesso livello. Ma bisogna conoscerle tutte abbastanza da capire quando serve una e quando un’altra.

SEO. Il lavoro per far comparire un sito tra i risultati di Google senza pagare: scelta delle parole chiave, struttura del sito, testi, velocità delle pagine, link da altri siti. I risultati arrivano lenti, in mesi, ma durano.

SEM e Google Ads. La pubblicità sui motori di ricerca. Paghi quando qualcuno clicca, e compari subito per le ricerche che scegli. Si impara presto a farla partire. Si impara molto tardi a non buttare il budget.

Social media marketing. La gestione dei profili di un’azienda: piano editoriale, contenuti, community, collaborazioni con creator. È la parte più visibile del digital marketing, e quella su cui ci si fanno più illusioni.

Advertising sui social. Le campagne a pagamento su Meta (Instagram e Facebook), TikTok, LinkedIn. Qui non si risponde a una ricerca come su Google: si sceglie un pubblico e gli si mostra qualcosa che non stava cercando.

Email marketing. La newsletter, ma anche le mail automatiche: quella che arriva dopo l’iscrizione, quella del carrello abbandonato. È il canale meno di moda e, in molte aziende, quello che rende di più rispetto a quanto costa.

Content marketing e copywriting. Articoli, guide, video, testi delle pagine. È quello che dà materia a tutti gli altri canali. Senza contenuti la SEO non ha niente da posizionare e le campagne non hanno niente da mostrare.

Analytics. Leggere i dati: Google Analytics 4, Search Console, i report delle piattaforme pubblicitarie. È l’area che unisce tutte le altre, ed è quella che chi arriva dal lato creativo tende a evitare. Sul blog c’è un pezzo pratico su quali report di Google Analytics 4 controllare ogni settimana, che per cominciare è un buon punto di partenza.

I lavori del digital marketing

Le etichette cambiano da un’azienda all’altra, ma i ruoli che si incontrano più spesso negli annunci sono questi.

  • Digital marketing specialist: è il mio. Una figura che lavora su più canali insieme, tipica delle aziende medie che non hanno un reparto intero. Si fa un po’ di tutto e si coordina chi fa il resto, spesso un’agenzia esterna.
  • SEO specialist: si occupa solo del posizionamento organico. Molto richiesto, serve una buona testa per i dettagli tecnici.
  • Performance marketer (o specialista di advertising): gestisce le campagne a pagamento e i budget. Lavora con numeri tutto il giorno.
  • Social media manager: gestisce la presenza sui social di uno o più brand. Sul blog c’è anche un pezzo su quanto guadagna un social media manager, con le cifre del mercato italiano.
  • Content manager e copywriter: scrivono e pianificano i contenuti per tutti i canali.
  • Email marketing specialist: più raro come figura a sé, più comune nelle aziende di e-commerce.

All’inizio quasi tutti fanno un po’ di tutto, soprattutto in agenzia. La specializzazione arriva dopo, quando capisci cosa ti riesce meglio e cosa ti annoia meno.

Cosa studiare per lavorare nel digital marketing, e in che ordine

Se ripartissi da zero, seguirei quest’ordine.

1. Come funziona un sito. Cos’è un dominio, cos’è un CMS come WordPress, come si modifica una pagina, cos’è l’HTML a grandi linee. Non serve diventare sviluppatori, ma metà dei problemi di marketing che ho risolto erano problemi del sito.

2. La SEO di base. Ricerca delle parole chiave, title e meta description, struttura dei titoli, link interni. Ti insegna a pensare a cosa cercano le persone, che è il fondamento di tutto il resto.

3. Google Analytics 4 e Search Console. Prima di spendere un euro in pubblicità, bisogna saper misurare. Molti corsi la mettono alla fine, io la metterei qui.

4. Google Ads. Con un budget piccolo, anche su un progetto tuo. Vedere quanto costa davvero un clic nel tuo settore ti cambia il modo di ragionare.

5. Social e advertising su Meta. A questo punto li affronti sapendo già misurare e sapendo cosa cerca il pubblico.

6. Scrittura. Va bene in qualsiasi momento, e va allenata sempre. Chi scrive bene in questo lavoro ha un vantaggio enorme, perché quasi tutti gli altri scrivono male.

Le certificazioni gratuite di Google su Skillshop (Google Ads, Google Analytics) sono un buon modo per verificare di aver capito le basi. Ai colloqui non fanno la differenza da sole, ma dimostrano che hai voglia di studiare.

Corso di digital marketing: cosa guardare prima di scegliere

Si può imparare anche da soli, con i corsi online e la documentazione di Google. Io ci avevo provato, e mi ero fermato a metà su tutto. Quello che mi mancava era lavorare su casi veri e qualcuno che mi dicesse dove sbagliavo.

Prima di iscriversi a un corso di digital marketing, io guarderei quattro cose:

  • se si lavora su progetti e aziende reali, non solo su esempi inventati;
  • se si toccano davvero gli strumenti (Google Ads, Analytics, Search Console, Business Manager di Meta) o si parla solo di strategia;
  • se i docenti lavorano nel settore adesso, perché le piattaforme cambiano ogni anno;
  • se alla fine resta qualcosa da mostrare: un portfolio, dei casi studio, dei risultati.

Io ho frequentato il corso Web Design & Strategies di DAM Academy, a Roma, nella formula weekend perché in settimana lavoravo. Nel programma ci sono la costruzione di siti con WordPress, la SEO e il SEM, Google Ads e Analytics, i social (da Instagram a TikTok e LinkedIn) e il content marketing, sempre su casi studio di aziende vere. Il primo lavoro in agenzia l’ho trovato mostrando proprio quei casi studio.

Una cosa che nessuno mi aveva detto

Il digital marketing cambia in fretta: piattaforme nuove, algoritmi che cambiano, strumenti di intelligenza artificiale che entrano in ogni passaggio. All’inizio mi spaventava, perché pensavo di dover rincorrere tutto. Poi ho visto che le domande restano quelle di prima: chi ci cerca, cosa gli diciamo, funziona? Gli strumenti cambiano, ma chi sa rispondere a quelle tre domande impara il prossimo strumento in una settimana.

Federico A. ha frequentato il corso Web Design & Strategies a DAM Academy Roma e lavora come digital marketing specialist in un’azienda di arredamento.

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