Le dita che affondano in una piega della pancia, e subito dopo il frontespizio con il titolo in piccolo: Like an overripe fruit di Simone Di Filippo si apre così, e da lì non si allontana mai dal corpo.
La serie accosta frammenti di un corpo maschile (pieghe della pelle, peli, l’ombelico, il palmo di una mano, smagliature) a superfici vegetali fotografate con la stessa distanza: le venature di una foglia di cavolo, la buccia lucida di un peperone, quella rugosa di un melone, una crepa che si apre su un frutto. Il titolo suggerisce il paragone, e le immagini lo costruiscono senza bisogno di altro testo: la carne e la frutta diventano la stessa materia, morbida, segnata, vicina al punto di cedere.
Il bianco e nero
È tutto in bianco e nero, con inquadrature strettissime in formato verticale che tolgono ogni riferimento al contesto. La messa a fuoco cambia molto da un’immagine all’altra: alcune sono nitide al punto da mostrare ogni poro, altre sono volutamente sfocate e diventano quasi astratte. Solo una fotografia mostra il torso quasi per intero, e funziona da punto di orientamento a metà sequenza.
Il progetto conta ventisei fotografie più il frontespizio: una sequenza lunga, pensata per essere sfogliata come un libro, in cui il ritmo nasce dall’alternanza tra pelle e vegetale.