No More Lies nasce da un rapporto difficile e da una decisione. Beatrice Bellezza lo spiega nel testo che chiude la serie: dopo anni in cui non è riuscita a perdonare, ha scelto di distruggere i sentimenti di odio e disprezzo che provava, per ottenere la propria libertà. L’ultima riga dice a chi appartengono i volti delle fotografie: “Questo era mio padre”.
Il punto di partenza sono vecchie fotografie di famiglia, stampe a colori di un uomo in giacca e cravatta, in alcune con un fiore bianco all’occhiello. Pagina dopo pagina il volto viene cancellato, deformato, reso irriconoscibile: in alcune immagini è sfocato fino a diventare una macchia, in altre è ritagliato e lasciato fluttuare su un fondo nero, in altre ancora la superficie sembra bruciata, sciolta, coperta di bolle e colature.
Come è costruito
È un lavoro di post-produzione sull’immagine d’archivio, impaginato come un libro: molto spazio bianco, fotografie piccole al centro della pagina, un titolo in maiuscolo spaziato e un unico testo alla fine. Una sola fotografia mostra il volto intatto, a metà della sequenza. L’effetto è quello di un processo che va avanti per gradi, fino alla dissoluzione.
La serie conta diciotto tavole ed è stata realizzata nel corso annuale di Fotografia di DAM Academy.