Sfogliare parte da una definizione, impaginata come in un dizionario: «sfogliare [swipe], v. tr., der. di foglio», e poi la spiegazione del gesto, una strisciata sullo schermo da destra a sinistra, la stessa con cui si scorre la home dello smartphone, si girano le pagine di un libro o si risponde a una chiamata.
Emanuele Mancini trasforma quella definizione in una sequenza fotografica. Una sola mano, ripresa sempre dalla stessa angolazione, compie il movimento del pollice un fotogramma dopo l’altro, come in una serie cronofotografica: il dito si alza, si piega, scorre e torna indietro. Dal primo all’ultimo scatto cambia soltanto la posizione del pollice.
Il lavoro di post produzione
La mano è scontornata e isolata su un fondo bianco pieno, senza ombre né contesto, con una luce morbida e uniforme che rende leggibile ogni dettaglio della pelle. Il rigore della ripetizione è il cuore del progetto: nelle pagine l’immagine è sempre la stessa per inquadratura e dimensione, e l’unico elemento che si muove è il gesto. Nella pagina della definizione la mano torna piccola, dentro un cerchio, come l’icona di un’app.
La sequenza conta una ventina di immagini, più la tavola con la definizione. Guardata di seguito, funziona quasi come un’animazione.