«Siamo tutti soli, siamo tutti sostituibili». La frase è nel testo che apre Solitude, il progetto di Jessica Cairone, e spiega il punto di partenza: la solitudine non come semplice assenza fisica degli altri, ma come distanza emotiva, difficoltà di affidarsi e di comunicare. Il sottotitolo, scritto al neon sopra la prima immagine, è We don’t belong each other.
Il racconto è notturno e urbano. Una ragazza attraversa luoghi di passaggio: la pensilina di un distributore di benzina, una fermata con un bus che passa in scia, il bancone vuoto di un fast food, il divanetto rosso di una tavola calda anni Cinquanta, un bagno pubblico illuminato di rosa. È sempre sola, anche quando intorno ci sono altre persone, che restano sfocate o mosse.
La serie ha una forte impronta cinematografica. I colori sono quelli delle luci artificiali, magenta, ciano e verde, con neri profondi. Le immagini sono impaginate come doppie pagine di un libro, alternando fotografie a tutta pagina, dittici e pagine lasciate nere, e una scritta al neon, Sleep repeat, riassume l’idea di una routine senza incontri.
Il progetto, in diciotto tavole, è stato realizzato da Jessica Cairone nel percorso di Fotografia di DAM Academy.