Vacànt è un racconto per immagini fatto di luoghi abbandonati, oggetti lasciati indietro e pochi, silenziosi gesti. Elisa Frontera lo costruisce in trenta fotografie a colori, quasi tutte verticali, alternando dettagli di una casa vuota a ritratti frammentari.
C’è un ragazzo sdraiato su un letto di paglia, fotografato a testa in giù; una mano che coglie un’arancia dall’albero; un piede in una scarpa lucida sulle pietre di un cortile. Intorno, i segni del tempo: un soffitto scrostato, un gancio arrugginito, un pavimento con i cocci di un tetto crollato, sedie di vimini ammassate, una vasca da bagno piena d’acqua in giardino, un pozzo tra le erbacce, un uccellino morto su un pavimento di graniglia. Nessuna didascalia spiega dove siamo: la storia la ricostruisce chi guarda.
Luce e sequenza
La serie alterna due registri. Il flash diretto, usato anche di giorno, appiattisce le superfici e fa esplodere i bianchi, come negli scatti del lavandino, della finestra e della tavola apparecchiata. La luce naturale e l’ombra netta danno invece profondità agli esterni e ai muri. Il colore resta vivido ma un po’ freddo, e il rosso ritorna più volte: un vecchio silo, le sedie, un pannello elettrico smontato.
Il titolo compare in apertura in un sottile carattere serif giallo, con il nome dell’autrice. Il lavoro è stato realizzato nel corso annuale di Fotografia di DAM Academy.