Una giovane donna in un abito chiaro, ferma davanti a una recinzione di cantiere nella notte: è la copertina di We Are the Enemy, firmata «Elisa Mallamaci 2020», e il resto della serie non esce mai dal buio.
Le immagini sono girate all’aperto, in una periferia di strade sterrate, erba alta e parcheggi vuoti illuminati dai lampioni. La protagonista compare di spalle, in piedi al centro della strada, inondata dai fari di un’auto, oppure immersa in una luce rossa che la trasforma in una sagoma. Tra i ritratti si inseriscono dettagli quasi astratti: un cartello stradale nella notte, un disco rosso luminoso, una macchia di luce sfocata. Verso la fine, un primo piano di un urlo, con gli occhi chiusi, rompe la distanza tenuta fino a quel momento.
La luce come racconto
La serie usa pochissime fonti: il flash diretto, che brucia i bianchi dell’abito e annulla lo sfondo, i fari delle auto e una luce rossa. Alcune immagini sono in bianco e nero ad alto contrasto, altre a colori, ma la palette resta ridotta al nero, al bianco e al rosso, con un’atmosfera vicina al cinema di genere.
Il titolo non viene spiegato, e le immagini non costruiscono una trama precisa: restano l’inquietudine e la tensione tra la figura e lo spazio intorno. In tutto sono nove tavole.