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Ritratto con una luce sola: 6 schemi da provare

Farfalla, loop, Rembrandt, split, finestra e controluce: dove mettere un flash e un pannello per i ritratti classici, e gli errori da evitare.

Giulia S. · 16 ottobre 2026 · #illuminazione ritratto #schemi di luce #luce rembrandt

Per mesi ho pensato che i miei ritratti fossero brutti perché avevo un solo flash. Poi in sala posa, durante il corso, il docente ha spento tutto tranne una luce e ci ha fatto lavorare così per tre lezioni di fila. Alla fine della terza mi era chiaro che con quel flash ci si poteva fare molto di più di quello che facevo io.

Con una luce sola e un pannello riflettente si fanno quasi tutti i ritratti classici. Qui ci sono i sei schemi su cui ci siamo esercitati di più, con dove mettere la luce e, dove c’è, l’errore che ho fatto io la prima volta.

Prima di cominciare. Quello che conta è dove sta la luce rispetto al naso della persona. Quando dico “a 45 gradi” intendo metà strada tra davanti al viso e di lato. Per partire con il flash in manuale: ISO 100, 1/160, f/8, potenza a 1/4. Poi si corregge guardando il primo scatto e l’istogramma.


Schema 1: la farfalla

Dove va la luce. Davanti alla persona, alta, puntata un po’ verso il basso. La luce passa sopra l’obiettivo.

Come si riconosce. Sotto il naso compare una piccola ombra simmetrica, a forma di farfalla. Gli zigomi si scolpiscono, la pelle risulta pulita.

Quando la uso. Ritratti beauty, primi piani di visi con zigomi alti. È lo schema dei ritratti di Hollywood degli anni Trenta e infatti dà subito un’aria “glamour”.

L’errore che ho fatto. Luce troppo alta: gli occhi diventano due buchi neri. Se non vedi il riflesso della luce nelle pupille, abbassala finché non compare.


Schema 2: loop

Parti dalla farfalla e sposta la luce di poco verso un lato, una trentina di gradi, tenendola sempre un po’ più alta degli occhi. L’ombra del naso si sposta e scende sulla guancia, formando un piccolo anello (loop) che non tocca l’ombra della guancia.

Lo uso quasi sempre. Sta bene a quasi tutti i visi ed è quello che mi chiedono di più: i ritratti per il lavoro, quelli da profilo LinkedIn per capirci.


Schema 3: Rembrandt

Dove va la luce. Ancora più di lato, intorno ai 45 gradi, e più alta.

Come si riconosce. Sulla guancia in ombra resta un triangolo di luce sotto l’occhio. Se il triangolo è chiuso, è Rembrandt. Se si apre verso la bocca, sei tornato al loop.

Quando la uso. Ritratti con carattere, persone anziane, uomini con la barba, foto in bianco e nero.

L’errore che ho fatto. Spostare la luce invece di chiedere alla persona di girare appena la testa. Spesso basta un centimetro di rotazione del viso per chiudere il triangolo, e la luce resta dov’è.


Schema 4: split

Luce esattamente di lato, a 90 gradi, all’altezza del viso. Metà faccia illuminata e metà al buio, con il naso che fa da confine.

Lo uso poco. Funziona per un musicista o una locandina, quando cerchi qualcosa di duro. Su un ritratto normale fa sembrare tutti più cattivi di quanto sono.


Schema 5: la finestra

Dove va la luce. Fuori. Una finestra senza sole diretto è la luce morbida più grande e più economica che esista. La persona si mette di tre quarti rispetto alla finestra, a un metro o poco più.

Come si riconosce. Passaggio dolcissimo dalla luce all’ombra, che nessun flash nudo può darti.

Quando la uso. Tutte le volte che posso. Al corso è stata la prima luce che abbiamo studiato, prima ancora di accendere il flash.

Il trucco. Più la persona è vicina alla finestra, più l’ombra cade in fretta. Più si allontana, più la luce diventa piatta e l’immagine perde profondità. Vale anche per i softbox: avvicinando la luce diventa più morbida e allo stesso tempo l’ombra cade più in fretta. Detto così sembra una contraddizione, e infatti ci ho messo un po’ a vederlo davvero nelle foto.


Schema 6: il controluce

Dove va la luce. Dietro la persona, leggermente di lato, nascosta dalla testa o fuori dall’inquadratura.

Come si riconosce. Un bordo luminoso sui capelli e sulle spalle, il viso quasi al buio.

Il pannello qui fa tutto. Da solo il controluce dà una silhouette. Con un pannello bianco davanti, un po’ sotto il viso, rimandi una parte di quella luce sulla faccia. Il viso torna leggibile e resta quel bordo che stacca la persona dallo sfondo. Se il pannello è argentato la luce rimbalza più forte, se è bianco più morbida. Io parto sempre dal bianco.


Il pannello, in tutti gli altri schemi

Negli schemi da 1 a 4 il pannello serve a schiarire il lato in ombra, ed è lì che decidi quanto deve essere duro il ritratto. Lontano dal viso, quasi niente. Vicino, l’ombra si apre. Fuori campo del tutto, hai il contrasto pieno.

Un pannello pieghevole costa una ventina di euro. Un foglio di polistirolo bianco funziona uguale. In mancanza di tutto, una persona con una maglietta bianca in piedi dal lato in ombra fa già qualcosa.

Come ci siamo esercitati

L’esercizio che consiglio è quello che ci hanno dato al corso: stessa persona, stesso sfondo, stessa posizione della macchina, e sei scatti, uno per schema. Poi li metti uno accanto all’altro. È il modo più rapido per capire cosa cambia spostando una cosa sola.

Io l’ho rifatto a casa con mia sorella, una sera, usando la lampada da scrivania al posto del flash per vedere se funzionava lo stesso. Le foto erano rumorose e gialle, ma gli schemi si riconoscevano tutti.

Per chi sta valutando se il ritratto è la sua strada, sul blog c’è un pezzo più generale su cosa studiare per la fotografia di ritratto.

Nel corso Fotografia Base + Avanzato la luce si studia in sala posa dal primo modulo, e torna nel modulo avanzato di moda, prima di passare alla post-produzione. Chi vuole un percorso più lungo, con un anno intero di progetti, trova l’Annuale di Fotografia.

Giulia S. frequenta il corso di Fotografia Base + Avanzato a DAM Academy Roma e fotografa soprattutto ritratti di musicisti.

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