“Quindi con quell’evento quanto hai guadagnato?” me l’ha chiesto un’amica dopo una serata da duecento persone che le era sembrata sfarzosa. Le ho risposto con una cifra e lei è rimasta delusa. Poi le ho spiegato che quella cifra era solo una delle quattro voci del mio anno, e la conversazione è diventata interessante.
Se cerchi quanto guadagna un event planner, la maggior parte delle risposte ti darà una media nazionale. Il problema è che chi organizza eventi quasi mai vive di un compenso solo. Ti mostro come si compone davvero.
Voce uno: il compenso sull’evento, in tre formule
È la parte principale, e si può calcolare in tre modi diversi. Cambiano molto più di quanto sembri.
A percentuale sul budget. La più diffusa per il servizio completo: si va dal dieci al quindici per cento di quello che il cliente spende. Su un evento aziendale da venticinquemila euro significa tra i duemilacinquecento e i tremilasettecento. Il vantaggio è che cresce con la complessità. Lo svantaggio è che crea un conflitto scomodo: più il cliente spende, più guadagni tu, e per lavorare bene devi essere disposta a proporgli di spendere meno.
A forfait. Una cifra fissa concordata all’inizio, indipendente dal budget. Funziona bene quando l’evento è definito e conosci i tempi, e diventa una trappola quando il cliente cambia idea tre volte. Da quando lavoro a forfait metto sempre per iscritto cosa comprende e cosa no, e quanti cambi di direzione sono inclusi.
A giornata. Si usa per il supporto a produzioni più grandi o per sostituire qualcuno. Nel mio giro una giornata di coordinamento sta tra i duecento e i quattrocento euro, a seconda del cliente e delle ore.
Quello che nessuno spiega all’inizio: la formula si sceglie in base a quanto è prevedibile il cliente, non in base a quanto è grande l’evento.
Voce due: il coordinamento del solo giorno
È il servizio che consiglio a chi comincia, e resta la voce più redditizia in rapporto alle ore.
Il cliente ha organizzato tutto da sé e ti chiama per la regia della giornata: gestione dei fornitori, tempi, imprevisti. Sono due o tre giorni di lavoro in tutto, contando il briefing e il sopralluogo, e si paga qualche centinaio di euro.
Nei fine settimana pieni si possono fare due eventi, e in una stagione si accumula. È anche il modo migliore per farsi conoscere dai fornitori senza rischiare su un’organizzazione intera.
Voce tre: consulenza e progettazione senza esecuzione
Questa l’ho scoperta tardi ed è quella che ha reso il mio anno più stabile.
Ci sono clienti, soprattutto aziende con un ufficio marketing interno, che non vogliono che tu gestisca l’evento: vogliono il progetto, il budget ragionato e l’elenco dei fornitori giusti, e poi fanno da soli. Sono poche ore di lavoro concentrate, pagate bene perché quello che compri è l’esperienza, non le giornate.
Lo stesso vale per la formazione e per le collaborazioni con le location che vogliono organizzarsi meglio.
Voce quattro: le provvigioni dei fornitori
Qui arriva il capitolo di cui in Italia si parla poco e che invece fa parte del reddito di molti professionisti: alcuni fornitori riconoscono una percentuale a chi porta loro lavoro.
La mia posizione è semplice e la dico ai clienti in fase di preventivo: se una provvigione c’è, va dichiarata. Il rischio altrimenti è evidente, cioè consigliare il fornitore che paga di più invece di quello giusto per quell’evento, e nel giro di due stagioni il passaparola se ne accorge.
Dichiararla non fa perdere clienti, anzi. In compenso ti obbliga a sceglierli davvero bene, perché ogni consiglio diventa verificabile.
Il conto di un anno: la stagionalità è tutto
Questa è la parte che i numeri medi nascondono. Il lavoro in Italia si concentra tra maggio e settembre per i matrimoni e tra settembre e dicembre per gli eventi aziendali. Gennaio e febbraio sono quasi vuoti.
Significa che il reddito non è mensile, è stagionale: si fattura in pochi mesi e si vive dodici. Chi non gestisce la cassa come farebbe un’impresa, mettendo da parte nei mesi pieni, passa l’inverno a rincorrere lavori sottopagati per coprire le spese fisse.
La regola che mi sono data: dai mesi di punta accantono un terzo, e in quel terzo ci stanno tasse, contributi e i mesi vuoti. Non è prudenza, è sopravvivenza del mestiere.
Chi invece è assunto
C’è tutta un’altra strada, quella del dipendente: agenzie di eventi, uffici marketing, hotel, spazi congressi, società di catering strutturate.
A fine luglio 2026 Jooble indicava per l’Italia una media di circa 31.575 euro lordi l’anno per la figura dell’event manager, calcolata su 2.350 stipendi rilevati. Il campione è solido, quindi il numero regge come riferimento: siamo intorno ai 2.600 euro lordi al mese.
Come sempre, ignora le classifiche per singolo comune che compaiono sugli stessi portali, con medie da 55.000 euro in province minuscole: sono due annunci fortunati, non un mercato.
Il confronto onesto è questo: da dipendente si guadagna meno nei picchi e molto di più nei mesi vuoti, e qualcun altro si prende il rischio. Da freelance il soffitto è più alto e il pavimento non esiste.
Cosa sposta il compenso, davvero
- Il tipo di cliente. Un’azienda con un budget approvato paga meglio e in tempi certi rispetto a un privato, a parità di ore.
- La dimensione degli eventi. Passare da eventi da cinquanta persone a eventi da trecento non triplica il lavoro, ma quasi triplica il compenso.
- La rete di fornitori. Chi ha una rete solida lavora più in fretta, sbaglia meno e può permettersi di dire di no.
- L’inglese. Congressi, incentive e clienti stranieri sono il segmento che paga di più, ed è precluso a chi non lo parla.
- La capacità di dire no. I clienti che trattano all’infinito e cambiano idea ogni settimana costano più di quanto rendano. Toglierli dal calendario alza il guadagno orario più di qualsiasi aumento di tariffa.
Gli errori che ho fatto e che costano
Il primo anno non contavo le ore. Facevo preventivi a sensazione e scoprivo a fine lavoro di aver guadagnato meno di chi mi aveva montato le luci.
Non mettevo per iscritto quante revisioni del progetto fossero incluse, e ne facevo cinque quando ne avevo previste due.
E accettavo pagamenti a sessanta giorni senza acconto, cioè anticipavo io i fornitori con i miei soldi. Oggi chiedo un acconto sempre, e per i lavori grandi lo lego alle scadenze dei fornitori.
Da dove parti oggi
Se stai valutando questo mestiere, prendi un evento che conosci bene e prova a costruirne il preventivo completo, compreso il compenso di chi lo organizza. Poi calcola quante ore ci vorrebbero davvero, dalla prima riunione al giorno dopo, e dividi.
Quel numero è la risposta vera alla domanda del titolo, perché cambia da persona a persona. Sul percorso per arrivarci ci sono due racconti sul blog, come diventare event planner per gli eventi aziendali e come diventare wedding planner per i matrimoni, dove trovi anche quanto guadagna un wedding planner al mese.
Se invece vuoi costruirti il metodo con qualcuno che ti corregga i preventivi prima dei clienti, i percorsi sono nel dipartimento Event & Wedding Planning e nell’annuale di Event & Wedding Planning. A un Open Day puoi anche portare il tuo conto e farti dire dove sbaglia.
Sofia R. è un’ex studentessa del percorso di Event & Wedding Planning di DAM Academy e organizza eventi aziendali e congressi.