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Storyboard: cos’è, a cosa serve e come si fa (anche se non sai disegnare)

Cos’è uno storyboard, come si distingue da shot list e animatic e come costruirlo passo per passo, con le sigle delle inquadrature e gli errori da evitare.

Marco D. · 03 novembre 2026 · #storyboard #regia #cortometraggio

La prima volta che ho girato un corto senza storyboard eravamo in sei, in un appartamento prestato per un solo pomeriggio. Alle cinque avevamo ancora metà delle scene da fare, e ogni inquadratura nasceva da una discussione: “e se la prendessimo da qui?”. Al montaggio mancava un controcampo, e la scena principale non si capiva. Da allora non giro niente senza aver prima disegnato, anche male, ogni inquadratura.

Questo pezzo è quello che avrei voluto leggere allora: cos’è uno storyboard, a cosa serve davvero e come si costruisce, anche se non sai disegnare.

Cos’è uno storyboard

Lo storyboard è la sceneggiatura tradotta in immagini: una sequenza di riquadri, uno per inquadratura, che mostra cosa vede la macchina da presa in ogni momento del film. Sotto ogni riquadro ci sono le note che servono alla troupe: il tipo di inquadratura, il movimento di macchina, l’azione, il dialogo o il suono.

Non è un fumetto. Un fumetto deve essere bello e raccontare da solo; lo storyboard deve essere chiaro e servire a qualcun altro. Lo leggono il direttore della fotografia per preparare luci e ottiche, la scenografia per capire cosa entra in campo, il primo aiuto regia per costruire il piano di lavorazione, e chi monta, che sa in anticipo quali pezzi avrà a disposizione.

La pratica si è diffusa negli studi di animazione negli anni Trenta, ed è passata presto al cinema dal vero. Alcuni registi ne hanno fatto un tratto d’autore: Alfred Hitchcock arrivava sul set con il film già deciso inquadratura per inquadratura, Akira Kurosawa dipingeva i suoi storyboard come quadri, Ridley Scott disegna ancora oggi gli schizzi rapidi che la sua troupe chiama “Ridleygrams”.

Storyboard, shot list e animatic: le differenze

Sono tre strumenti che si confondono spesso.

  • Shot list: l’elenco scritto delle inquadrature, scena per scena, con tipo di campo, ottica e movimento. È più veloce da fare e basta per scene semplici.
  • Storyboard: le stesse inquadrature, disegnate. Serve quando la composizione conta, quando c’è azione, effetti, o quando bisogna spiegare un’idea a chi non è nella tua testa.
  • Animatic: lo storyboard montato in sequenza, con i tempi reali e spesso con dialoghi provvisori e musica. È lo standard nell’animazione e nella pubblicità, perché permette di capire il ritmo prima di spendere un euro in produzione.

Su un corto a basso budget di solito si lavora con una shot list completa e lo storyboard solo per le scene difficili.

Come si fa uno storyboard, passo per passo

1. Parti dalla sceneggiatura, non dai disegni. Rileggila e segna dove cambia qualcosa: un’entrata in scena, uno sguardo, un oggetto che diventa importante. Ogni cambiamento è un possibile stacco.

2. Dividi in scene e poi in inquadrature. Per ogni scena chiediti: qual è l’informazione che lo spettatore deve ricevere? Ogni inquadratura dovrebbe aggiungerne una. Se due inquadrature dicono la stessa cosa, una è di troppo.

3. Scegli il campo. Le sigle più usate sul set sono:

SiglaInquadraturaA cosa serve
CL / CLLcampo lungo, campo lunghissimoambientare, dare la scala dello spazio
FIfigura interail corpo e il movimento
PApiano americanodialoghi in movimento, azione
MFmezza figurail dialogo “standard”
PPprimo pianol’emozione
PPPprimissimo pianola tensione, il dettaglio emotivo
DETdettaglioun oggetto o un gesto che conta

4. Disegna i riquadri nel formato giusto. Se girerai in 16:9 o in 2,39:1, disegna nello stesso rapporto: cambia completamente quello che entra in campo. Tanti modelli gratuiti si scaricano già impaginati.

5. Indica il movimento con le frecce. Una freccia dentro il riquadro per il movimento dei personaggi, una fuori (o un riquadro più grande) per il movimento di macchina: carrellata, panoramica, zoom. Se la macchina si muove molto, meglio due riquadri: inizio e fine del movimento.

6. Scrivi le note sotto. Numero di scena e di inquadratura (es. 4B), tipo di campo, movimento, azione in una riga, battuta o suono. Le note devono bastare a far capire il riquadro anche se il disegno è approssimativo.

7. Rileggi tutto in sequenza. Sfoglia i riquadri come se fossero il film. Controlla la regola dei 180 gradi (la macchina resta sempre dallo stesso lato dell’asse tra due personaggi, altrimenti si scambiano di posto sullo schermo), la continuità degli sguardi e le transizioni tra una scena e l’altra.

Non so disegnare: è un problema?

No. Uno storyboard non viene giudicato per il tratto. Omini stilizzati, frecce e una linea dell’orizzonte bastano, se il riquadro dice chiaramente dov’è la macchina e cosa si vede. Il mio primo storyboard “serio” era fatto di cerchi e bastoncini, e il direttore della fotografia del corto lo ha usato per tutta la lavorazione.

Se proprio il disegno ti blocca, ci sono alternative:

  • fotografie di prova: vai sulla location con il telefono e un amico, e scatta ogni inquadratura nel formato giusto;
  • software dedicati: programmi come Storyboarder (gratuito) o Boords permettono di comporre i riquadri con figure già pronte e di esportare un animatic;
  • tablet: Procreate o Photoshop, se vuoi un risultato più rifinito da mostrare a un cliente o a una produzione.

Sulle immagini generate con l’intelligenza artificiale vale una regola semplice: vanno bene per trovare un’atmosfera o un riferimento di luce, molto meno per decidere le inquadrature, che restano una scelta di regia.

Gli errori che ho fatto io (così li eviti)

  • Disegnare troppo e troppo presto. Il primo storyboard va fatto a matita, veloce. Se ti affezioni ai disegni, non cambierai più idea anche quando dovresti.
  • Dimenticare il sonoro. Una battuta fuori campo o un rumore possono sostituire un’inquadratura intera. Va scritto nelle note.
  • Pensare solo alla scena, non al montaggio. Ogni riquadro deve “attaccare” con il successivo: se due inquadrature uguali si susseguono, al montaggio si vedrà uno stacco brutto.
  • Non condividerlo. Lo storyboard che resta nel quaderno del regista non serve a nessuno. Va stampato, appeso, mandato alla troupe prima del primo giorno di riprese.

Da dove partire

Prendi una scena di un film che ami, guardala senza audio e prova a ridisegnarla inquadratura per inquadratura. È l’esercizio più utile che conosco: capisci in pochi minuti perché il regista ha scelto ogni stacco.

Per chi vuole approfondire il lavoro sul set, sul blog c’è una guida su come si fa un cortometraggio dalla scrittura alla distribuzione, e una raccolta di consigli per sopravvivere su un set. Lo storyboard si studia e si mette in pratica nei percorsi del dipartimento Cinema, a partire dal corso Videomaker.

Marco D. ha frequentato il corso Videomaker in DAM e oggi lavora come assistente alla regia su videoclip e pubblicità.

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