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Come entrare nel mondo del cinema: le cinque porte

Come entrare nel mondo del cinema senza conoscenze: set, reparti tecnici, cortometraggi, festival e scuola. Cosa chiede ogni strada e dove si rischia.

Davide S. · 28 settembre 2026 · #come entrare nel mondo del cinema #lavorare nel cinema #set

Tre anni fa, se qualcuno mi avesse chiesto come entrare nel mondo del cinema, avrei risposto una cosa tipo “conosci qualcuno”. Io non conoscevo nessuno. Mio padre fa il geometra, mia madre lavora in un ufficio, e l’unico set che avevo visto dal vivo era quello di una fiction che aveva bloccato la mia strada per un pomeriggio intero. Ricordo i coni arancioni e un ragazzo con la radiolina che mi chiedeva di aspettare, per favore, ancora cinque minuti.

Adesso ogni tanto qualcuno mi scrive su Instagram per chiedermi da dove si parte. Provo a rispondere con quello che ho visto io, non con quello che si legge in giro, e la risposta onesta è che un ingresso solo non esiste. Ce ne sono diversi, e ognuno ha il suo trabocchetto.

Il set, dal gradino più basso

La prima volta su un set vero facevo il runner per il cortometraggio di un amico di un amico. Nessuna paga, un panino alle due. Mi hanno dato un rotolo di cavi da avvolgere e io l’ho avvolto come si fa con la canna del giardino. Il fonico me l’ha fatto rifare davanti a tutti, mostrandomi il giro sopra e sotto che non fa torcere il cavo. Mi sono vergognato per un’ora buona. Non l’ho più sbagliato.

Il set ti mette dentro subito, ed è la sua forza. Impari cos’è un ordine del giorno, perché non si passa davanti all’inquadratura, perché quando dicono “silenzio” vale anche per la vibrazione del telefono. Il rischio è restarci a lungo senza una direzione: dopo un anno sai spostare un carrello, ma non sai perché l’operatore ha scelto proprio quell’obiettivo.

Scegliere un reparto (prima di quanto pensi)

Questa è la cosa che avrei voluto capire prima di tutto il resto. “Il cinema” non è un mestiere, sono tanti mestieri che lavorano insieme: regia, fotografia, montaggio, suono, scenografia, costumi, trucco, produzione, effetti visivi. Chi dice “voglio fare cinema” resta vago. Chi dice “faccio montaggio” ha già una risposta quando gli chiedono cosa fa.

Io ero convinto di voler fare il regista, come quasi tutti quelli che iniziano. Poi ho passato una notte intera a sistemare il ritmo di una scena di due minuti e ho capito che era lì che stavo bene, con le cuffie in testa e un caffè ormai freddo accanto alla tastiera.

Se non sai ancora quale reparto fa per te, sul blog c’è una panoramica dei mestieri del cinema che aiuta a orientarsi. E se ti attira la luce, un altro pezzo racconta come si diventa direttore della fotografia.

Girare qualcosa di tuo, e finirlo

Per un anno ho raccontato idee di cortometraggi al bar. Nessuna è diventata un film.

Il primo corto che ho finito davvero durava sei minuti ed era brutto. L’audio in esterno era sporco di vento, e in montaggio avevo tenuto un’inquadratura di trenta secondi solo perché mi piaceva la luce. Però era finito: scritto, girato, montato, con i titoli di coda. L’ho fatto vedere a una persona che lavorava nel settore e non mi ha detto “bello”. Mi ha detto “taglia i primi quaranta secondi”. Aveva ragione, e me ne sono accorto solo rivedendolo una settimana dopo.

Un corto non è automaticamente un biglietto da visita. Se ha l’audio sporco, mostra soprattutto cosa non sai ancora fare. Serve qualcuno che te lo smonti prima che lo vedano gli altri.

Festival, rassegne, gente

Ai festival ci andavo da spettatore. Poi ho notato che le persone con cui avrei voluto lavorare stavano fuori dalla sala, a parlare del film appena visto: registi al primo corto, montatori, gente di piccole produzioni. Il passaparola, nel cinema, parte da chi ti ha visto lavorare o ti ha incontrato più di una volta. Un curriculum mandato a freddo apre poco. Andarci senza niente da mostrare è piacevole, ma finisce lì.

Perché alla fine ho scelto una scuola

Le strade di sopra le stavo percorrendo tutte un po’ a caso, e mi serviva ordine. Volevo imparare un reparto per bene, girare su set organizzati e avere qualcuno che guardasse i miei lavori ogni settimana, non una volta all’anno quando riuscivo a mandarli a qualcuno.

A chi sta valutando una scuola faccio sempre la stessa domanda: quante ore passerai su un set, e con quali attrezzature? Se la risposta è vaga, è già una risposta.

Io ho frequentato il corso di Videomaker di DAM Academy a Roma, nella sede di San Paolo in Via Cristoforo Colombo 440. Lo stesso corso c’è anche a Napoli, in Corso Arnaldo Lucci. Dura un anno e tocca regia, sceneggiatura, ripresa, montaggio, suono in presa diretta e fotografia, con i software che si trovano davvero in giro: DaVinci Resolve, Avid Media Composer, Premiere Pro. Alla fine c’è una qualifica regionale, che cambia con la sede: Regista a Roma, Tecnico della ripresa e del montaggio audiovisivo a Napoli.

Nello stesso dipartimento, Cinema & New Media, c’è anche il corso di Recitazione Cineteatrale, a Roma e a Napoli, per chi vuole stare dall’altra parte della macchina da presa. Un paio di miei compagni stavano valutando un percorso più lungo: nella pagina dei percorsi triennali c’è il diploma accademico di primo livello Expanded Arts, con l’indirizzo Cinema, New Media and Virtual Production, al momento in attesa di autorizzazione MUR.

Se dovessi ricominciare adesso

Non aspetterei di sentirmi pronto, perché al primo set non è pronto nessuno. Comprerei meno attrezzatura: la camera nuova che mi ero regalato non ha migliorato di un grammo le sceneggiature che scrivevo, e avrei fatto meglio a girare di più con quella vecchia. E smetterei prima di fare tutto da solo. Scrivere, girare, montare e mixare da soli insegna tanto, ma non ti insegna a lavorare con qualcuno che ha un’idea diversa dalla tua, che poi è la parte più difficile di questo lavoro.

Se non sai ancora da dove partire, l’orientamento serve a questo. Oppure passa a un Open Day, dove vedi i set e le attrezzature e parli con chi insegna. Io ci sono andato con mia sorella, che si è annoiata tantissimo. Io no.

Davide S. ha frequentato il corso di Videomaker di DAM Academy a Roma.

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