Bottom si apre intorno a un tavolo da poker, e la prima cosa che si sente è una voce fuori campo. È quella del protagonista, un giocatore che si vanta di riconoscere chiunque al primo sguardo: il “computer” che gioca solo mani sicure, il sognatore che scommette su un portafortuna, lo spaccone che rilancia per il gusto di sembrare il più forte. Lui, dice, è il burattinaio.
Il film mette alla prova questa sicurezza fuori dal tavolo verde, dove le persone non si lasciano classificare così facilmente: un incontro con una ragazza, un appuntamento, un’amicizia che rischia di complicarsi. La voce narrante continua a commentare e a prevedere, e il divertimento sta proprio nello scarto tra quello che il protagonista crede di controllare e quello che succede davvero.
Come è girato
In undici minuti il corto cambia molti ambienti: la sala da gioco in penombra, con la luce concentrata sul panno verde e sulle fiches; un locale dai toni caldi dove si svolge l’appuntamento; le strade della città di giorno e di sera; l’interno di un’auto; un appartamento. La fotografia gioca su colori desaturati e contrasti morbidi, e i dettagli (le mani sulle carte, gli sguardi al tavolo) raccontano i personaggi quanto i dialoghi.
È un lavoro corale, con un cast di diversi attori e una scrittura costruita sulla voce fuori campo, che richiede un montaggio preciso per tenere insieme commento e scena.
Bottom è diretto da Elia Valentini ed è stato realizzato dagli studenti del biennio di cinema di DAM Academy come opera finale del percorso.