Come Noi è girato in un bianco e nero leggermente virato, che toglie ai luoghi ogni colore e lascia al centro i volti. E proprio un volto è il cuore del film: Giulia, la protagonista, ha il viso deformato, reso con una maschera prostetica che la macchina da presa non nasconde mai. Accanto a lei ci sono Marco, un chirurgo e una voce di giornalista che arriva da un televisore acceso.
Il titolo dice già la domanda che il corto si fa: cosa significa essere “come noi”, e quanto conta lo sguardo degli altri nel decidere chi è normale. Il film la pone attraverso situazioni quotidiane (una casa, un letto d’ospedale, una strada con i muri pieni di graffiti) più che con i dialoghi.
Come è fatto
La fotografia alterna interni luminosi, con la luce che entra dalle finestre, a scene notturne in cui il viso di Giulia è illuminato da una sola lampada circolare, quasi un faro da set. Gli esterni sono girati in città, tra auto parcheggiate e murales. Il lavoro sul trucco è centrale: la maschera deve reggere i primi piani, e il film ne fa un punto di forza anziché un limite.
È un buon esempio di collaborazione tra reparti: regia, trucco, fotografia e post-produzione concorrono tutti alla stessa idea visiva.
Come Noi è il Final Project Work di Fabio Langella, che lo ha scritto e diretto, ed è stato realizzato dagli studenti di Filmmaker insieme a quelli di Video Post Producer di DAM Academy.