La terza legge è un cortometraggio di tre minuti girato tra i banchi di una scuola superiore e le stanze di una casa. Si apre su un dettaglio, una penna stretta tra le labbra, e poi ci porta in un’aula durante un compito in classe: studenti chini sui fogli, il silenzio della concentrazione, un ragazzo che a un certo punto si alza ed esce.
Da lì il film segue il protagonista da vicino, tra lo specchio di un bagno e la sua camera, con le medaglie appese al muro e il computer sulla scrivania. È un racconto quasi senza parole sulla pressione e sul corpo, su quello che un ragazzo tiene per sé e che gli altri non vedono. Il titolo, e l’immagine che chiude il film, lasciano allo spettatore il compito di dare un nome a quello che è successo.
Come è girato
Il corto lavora molto sui dettagli: le labbra, un occhio in macro, il riflesso nello specchio, le gocce che finiscono nello scarico. Le inquadrature sono pulite, con una luce naturale chiara che rende gli ambienti quotidiani e riconoscibili, e proprio per questo rende più forti i momenti di tensione. Il montaggio alterna i piani d’insieme dell’aula ai primi piani del protagonista, e i titoli di coda scorrono sull’ultima immagine.
La terza legge è il Final Project Work di Francesco Laganà, realizzato in collaborazione tra gli studenti dei corsi di Filmmaker e Video Post Producer di DAM Academy. Nel cast figurano diversi studenti, e le riprese sono state realizzate in una scuola.