Princesa è il racconto in prima persona di una donna trans che ripercorre la propria vita da un luogo chiuso, una stanza dai muri rossi e bianchi con indumenti appesi, uno specchio, una valigia aperta e una vecchia fotografia. La sua voce attraversa l’infanzia davanti allo specchio, il desiderio di assomigliare a una cugina, gli amori, il corpo cambiato e ferito, fino a una frase che riassume tutto il film: la sensazione di un’anima che non appartiene a nessun corpo.
È un monologo intimo e duro, che non cerca di spiegare ma di far sentire. Napoli, la madre, la notte e l’attesa tornano come ricordi, mentre nel presente la protagonista si prepara, si trucca, cambia parrucca.
Scelte di regia
Il corto è girato in formato panoramico, con una scenografia forte e riconoscibile: i muri rossi e bianchi, la luce calda e contrastata, i colori accesi degli abiti e della parrucca viola. La macchina da presa resta vicina all’attrice e ne segue i gesti, alternando piani medi, primi piani e alcuni dettagli, come le mani e la fotografia. Il ritmo è quello della confessione: lento, con la voce che guida il montaggio, e un finale affidato a un’immagine più che a una spiegazione.
Princesa è il Final Project Work di Claudia Frisardi, che firma regia e sceneggiatura, realizzato in collaborazione tra gli studenti dei corsi di Filmmaker e Video Post Producer di DAM Academy. Dura poco più di tre minuti.