Promettilo affronta uno dei temi più difficili che un cortometraggio possa scegliere: l’eutanasia e le dinamiche che crea tra le persone coinvolte. Lo fa senza tesi, attraverso un personaggio: un uomo sulla quarantina, in giacca scura, che entra in una grande chiesa vuota, accende una candela e resta a lungo in silenzio davanti all’altare. Il titolo richiama una promessa fatta a qualcuno, e il film si muove intorno al peso di quella parola data.
Il cuore del racconto è un confronto, in parte in confessionale, con un sacerdote. Ci sono anche momenti più privati, in cui l’uomo è solo e beve da una fiaschetta. Il corto non dà risposte e non giudica: lascia allo spettatore il dilemma del protagonista.
Come è girato
La chiesa, con le sue navate, i marmi e gli affreschi, è usata come uno spazio che schiaccia il personaggio: campi larghi in cui l’uomo è piccolissimo si alternano a primi piani stretti e dettagli, come la mano che accende il lumino o gli oggetti appoggiati sul marmo. La luce naturale entra dall’alto e resta fredda, mentre le scene in interno privato hanno toni più caldi e scuri. Il ritmo è lento, costruito sui silenzi.
È un lavoro che chiede misura soprattutto agli attori e al montaggio, perché il tema rischia facilmente di diventare retorico.
Promettilo è diretto da Davide Quarta e Giordano Toreti, realizzato insieme alle classi di Filmmaker e Video Post Producer di DAM Academy.