In una sala vuota un solo faro dall’alto illumina due personaggi fermi al centro del palco, uno di fronte all’altro. È una delle inquadrature di Fiore di Primavera, il cortometraggio del 2025 con cui Filippo Giannursini chiude la sua tesi: una prova pratica di come il cinema dal vero possa usare insieme i codici del teatro e quelli dell’animazione.
Il percorso parte dal palcoscenico. Il primo capitolo ricostruisce come il cinema delle origini, dai Lumière a Méliès, abbia preso dal teatro inquadrature frontali e scenografie dipinte, per poi staccarsene con il montaggio e i movimenti di macchina. Oggi la teatralità torna come scelta: nei sipari rossi di Baz Luhrmann, nelle scene simmetriche di Wes Anderson, nel finto piano sequenza di Birdman.
Il secondo capitolo passa all’animazione, tra squash and stretch, anticipazione, fondali che cambiano con l’umore dei personaggi e il sound design di WALL-E al posto del dialogo, e ne cerca le affinità con la scena, dalla commedia dell’arte al blocking degli attori. Tre casi di studio mettono alla prova l’idea: Dogville di Lars von Trier, con le case ridotte a contorni sul pavimento di un capannone; Si alza il vento di Hayao Miyazaki, dove i sogni di Jiro con Caproni scivolano nella realtà; Isle of Dogs, in cui la stop-motion diventa teatro di marionette.
Fiore di Primavera
Il corto, ispirato a Notre Dame de Paris, alterna luci teatrali dall’alto e fondali spogli a primissimi piani presi dal linguaggio animato. Lo sfondo segue lo stato d’animo del protagonista e diventa quasi fiammeggiante quando la sua rabbia esplode. Tra i riferimenti, il Frollo del musical e quello del film animato Il gobbo di Notre Dame.
Il relatore è Aldo Iuliano. La tesi completa si può scaricare in PDF.