Il 2 novembre 1953 una bambina corre tra le tombe del cimitero di Pizzo Calabro a raccogliere la cera sciolta delle candele, che il custode ricompra per qualche lira. È la Ninella, protagonista di Le Mercenarie del Dolore, la docu-fiction con cui Paola Giovanna Gullo racconta le “ciangiuline”, le prefiche del suo paese pagate per piangere i morti al posto dei familiari.
La ricerca parte da Ernesto De Martino e da Morte e pianto rituale nel mondo antico: il lamento funebre come rito che impedisce al defunto di essere dimenticato. La tesi descrive i gesti codificati, il passaggio dal pianto al racconto della vita del morto, l’accompagnamento di flauto pastorale e tamburello, e il declino di una pratica osteggiata dalla Chiesa e scomparsa nel secondo Novecento.
Il secondo capitolo mette a confronto questo lutto corale con quello solitario di letteratura e cinema: Heidegger, Camus, Tolstoj, Dante e Virgilio, poi Il settimo sigillo e Sussurri e grida di Bergman, 8½ di Fellini, Morte a Venezia e Il Gattopardo di Visconti, Strade perdute di Lynch e i documentari di Vittorio De Seta.
Le Mercenarie del Dolore
Il film alterna ricostruzioni ambientate negli anni Cinquanta e interviste raccolte nel giugno 2025 tra Pizzo e Vibo Valentia: una professoressa di storia, una di lettere classiche, uno storico locale, il parroco Don Filippo Ramondino e Fortunata Galloro, dai cui ricordi d’infanzia è nato il personaggio della Ninella. La sceneggiatura è scritta con Antonella Bonni e le riprese hanno avuto il patrocinio del Comune di Pizzo. Alla domanda se vorrebbero una prefica al proprio funerale, gli intervistati di oggi rispondono tutti di no.
Nel settembre 2025 il film è stato presentato a Curinga, a Transitus, rassegna dedicata ai giovani talenti calabresi, dove la giuria popolare gli ha assegnato il premio per il miglior Talk della serata.
La relatrice è la professoressa Caterina Tomeo. La tesi completa si può scaricare in PDF.