Nel 2016 un cortometraggio di fantascienza, Sunspring, fu recitato parola per parola da una sceneggiatura scritta da una rete neurale chiamata Benjamin. Nello stesso anno IBM Watson passò in rassegna Morgan della 20th Century Fox e ne scelse le scene per il trailer. La tesi di Francesco Saravalle, Dall’intelligenza naturale a quella artificiale: il cinema nell’era degli algoritmi, mette questi esperimenti dentro una storia più lunga.
Dopo un capitolo che chiarisce cosa si intende per intelligenza artificiale e in cosa differisce dal machine learning, la tesi torna a come il cinema ha immaginato le macchine: la tecnologia che opprime in Metropolis, HAL e lo Star Child in 2001: Odissea nello spazio, la simulazione come prigione in Matrix, il rapporto fra creatore e creatura in A.I. Intelligenza artificiale.
La parte sulla produzione passa al presente: il ringiovanimento digitale da The Irishman a Elvis, The Creator di Gareth Edwards girato con una troupe leggera e completato in post-produzione, l’uso dell’IA per voci ed effetti sonori in The Electric State. Segue una panoramica degli strumenti, da Midjourney, Stable Diffusion e Runway ai modelli linguistici come GPT, Gemini e LLaMA, fino a Nano Banana e al progetto di animazione Critterz.
Le conclusioni si fermano sui nodi aperti: le clausole ottenute da WGA e SAG-AFTRA dopo gli scioperi del 2023, i limiti estetici del de-aging, i ruoli che cambiano nelle maestranze. Per Saravalle l’IA non sostituisce autori e montatori ma li costringe a ridefinire il mestiere.
Il relatore è il Prof. Francesco Rotunno. La tesi completa si può scaricare in PDF.